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Si allarga l'allarme europeo. La multinazionale: "Pronti a risarcire". Chirac chiede l'intervento del G8

Spagna, ritirate 300.000
lattine di Coca Cola



 

MADRID - La sindrome della Coca Cola avariata si allarga: Francia, Germania, adesso anche Spagna. Dove sono state sequestrate tra ieri sera e oggi 300.000 lattine importate dal Belgio e distribuite in varie regioni della Spagna settentrionale. Una misura precauzionale, anche se il ministero della Sanità iberico ha invitato i consumatori a controllare che le etichette siano scritte in spagnolo e non in altre lingue. Insomma, lo scandalo si allarga (dalla Francia alla Germania e ora appunto anche alla Spagna). Impazzano anche le polemiche e il rimbalzarsi delle responsabilità: il fornitore olandese di CO2 per lo stabilimento della Coca Cola belga respinge le accuse: "Le nostre forniture (di CO2 ndr) non presentano alcuna anomalia". La multinazionale Usa aveva, nei giorni scorsi, detto che la causa era proprio nella anidride carbonica avariata per la presenza di un fungicida nello stabilimento di Dunkerke. Sempre oggi la Coca Cola ha annunciato di essere disposta a risarcire le persone che - se provato - sono rimaste intossicate.

Il presidente francese, Jacques Chirac, intanto, vuole proporre al G8 la costituzione di un Consiglio Scientifico Mondiale per la sicurezza alimentare. L'iniziativa francese sarà presentata al vertice di Colonia. Proprio di questo il presidente francese ha parlato al telefono con Bill Clinton.

Tornando all'allarme europeo, dopo il sequestro in Spagna, ieri mattina, in Francia, 50 milioni di lattine di Coca, Coca Light, Fanta e Sprite sono state ritirate dal commercio in seguito a una decisione del governo, presa "per precauzione". 90 persone hanno segnalato leggeri malesseri da intossicazione. Ieri sera lo stabilimento di Dunkerque (1600 lattine al minuto) ha annunciato il fermo della produzione delle bevande destinate ai mercati di Francia e Belgio. Resterà attiva solo la produzione per il mercato olandese. La bevanda rischia di ritrovarsi, nell'immaginario popolare, a fianco della mucca pazza e del pollo alla diossina. Una vicinanza che i dirigenti di Atlanta avrebbero volentieri evitato, tant'è vero che il presidente della società, Douglas Irvester, è uscito ieri sera dal suo silenzio: "Sono profondamente dispiaciuto per i problemi incontrati dagli acquirenti europei negli ultimi giorni. Abbiamo preso tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei nostri prodotti e offrire il massimo livello di qualità". La decisione francese, accompagnata da critiche alla società per la sua scarsa trasparenza, ha reso ancor più fragile l'autodifesa della Coca Cola. Secondo la filiale belga, il malessere che ha colpito nei paesi del Nord Europa alcune centinaia di persone è dovuto a due problemi: la "cattiva" anidride carbonica prodotta nello stabilimento di Anversa e il funghicida con cui sono state verniciate le piattaforme di legno sulle quali vengono trasportate le lattine nello stabilimento francese di Dunkerque. Ma la spiegazione non chiarisce la vicenda.

Nella Francia del Nord sono stati segnalati 90 casi di malesseri "leggeri e benigni". Non ci sono pericoli, spiegano le autorità, ma è meglio prendere qualche precauzione. I risultati delle analisi effettuate dai laboratori pubblici si conosceranno solo nei prossimi giorni e fino ad allora le lattine resteranno nei magazzini. Inoltre, il governo contesta alla Coca Cola la sua scarsa trasparenza sulla distribuzione, poiché non sempre si sa con certezza su quali scaffali vadano a finire le "partite" prodotte a Dunkerque e teoricamente destinate al mercato belga. La Coca Cola respinge le accuse ed assicura di potere fornire tutte le informazioni richieste. I francesi solleveranno la questione al G8 di Colonia e chiederanno un approccio "globale" ai problemi della sicurezza alimentare.

Le lattine sono scomparse in un batter d'occhio da tutti i supermercati, mentre è più difficile verificare l'effettivo ritiro nei piccoli negozi. In ogni caso, i controlli preventivi si stanno moltiplicando, soprattutto in Germania, dove molti Laender hanno fatto sequestrare alcune lattine per sottoporle ad analisi di laboratorio. In Belgio e in Lussemburgo tutti i prodotti della multinazionale di Atlanta sono stati ritirati e la stessa sorte è toccata in Olanda a quelli importati dal Belgio. Pure in Spagna sequestrata una partita di Coca Cola proveniente dal Belgio. Anche l'Arabia Saudita ha deciso di sospendere l' importazione da Bruxelles.

Il governo belga, già scottato dallo scandalo del pollo alla diossina, resta prudente: "Aspettiamo ancora una nota dell'Ispezione delle derrate alimentari, una nota completa della Coca Cola e il risultato delle nostre analisi. Quando avremo questi elementi, il ministro della Sanità prenderà una decisione". La Commissione, dal canto suo, ha deciso per ora di non intervenire: "La Coca Cola sembra aver preso in mano la situazione - ha detto un portavoce - . Sanno qual è la posta in palio e di dover agire rapidamente". Ma se fra due o tre giorni le autorità nazionali non riterranno chiarita la situazione, l'esecutivo di Bruxelles entrerà in azione. La vicenda rischia di costar cara alla Coca Cola. Pepsi e Virgin Cola, concorrenti storici del colosso di Atlanta, cercano di trasformare le disavventure del leader del mercato in opportunità di espansione.

(17 giugno 1999)
 


Rientra l'allarme

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Spagna, sequestrate
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