LA LATTINA E L'IGIENE

L'INQUINAMENTO DELLE LATTINE

La sempre maggior richiesta di alimenti conservati confezionati e d'immediato consumo ha portato ad una centralizzazione della produzione alimentare e ad un forte sviluppo industriale in tale direzione. Questa situazione ha stimolato parallelamente la ricerca di nuove tecnologie, rivolte sia alla produzione di alimenti atti alla conservazione, sia alla scelta di confezioni compatibili per il loro commercio.

Se da un lato il consumo di prodotti pronti per l'uso ha migliorato le condizioni alimentari, dall'altro espone un gran numero di persone contemporaneamente a rischi di natura infettiva o tossica, qualora un prodotto sfugga ai controlli igienico-sanitari che, a fronte delle procedure codificate di campionamento e di analisi, si devono condurre sugli alimenti, sui processi di produzione e di trasformazione, sui contenitori e sulle modalità di conservazione e trasporto.

Ciononostante, alcuni alimenti di origine industriale, anche se prodotti con criteri di igiene, costituiscono un rischio per i consumatori a seguito di contaminazioni ambientali che coinvolgono la confezione. Il rischio è legato a questi prodotti pronti per il consumo (che non richiedono per tanto trattamenti termici di cottura e preparati in confezioni a perdere), che possono veicolare microrganismi o sostanze tossiche.

Particolare importanza in questo senso rivestono le bevande confezionate in lattina. Queste, pur contenendo un prodotto igienicamente accettabile, consentono, all'atto del consumo, l'ingestione di sostanze pericolose per la salute.

La bevanda, sorbita direttamente dal contenitore o versata in un bicchiere, viene a contatto con il coperchio ed il suo bordo, dilavando le sostanze che vi si possono essere depositate. Tra i fattori inquinanti ritroviamo quelli di origine ambientale (polvere, batteri, muffe, sporcizia), di origine animale (molto facilmente roditori, insetti ed animali domestici) ed umana (le mani di coloro le maneggiano durante il ciclo distributivo e dei consumatori stessi.)

Accanto agli inquinanti di origine biologica, esiste la possibilità che le lattine siano contaminate da prodotti chimici tossici (in particolare sostanze aspersibili ad effetto insetticida o redenticida, prodotti per la pulizia, ecc.) comunemente usati per la disinfestazione dei locali ad uso magazzino.

Inoltre, soprattutto nel periodo estivo, la condensa che si forma sulla superficie esterna delle lattine refrigerate favorisce il distacco e la sospensione nella bevanda delle sostanze inquinanti ad esse adese.

Infine, nel caso in cui il contenuto della lattina non sia consumato tutto in un tempo ragionevolmente breve, i residui della bevanda che rimangono sul coperchio e sul bordo sono un ottimo substrato per un notevole sviluppo microbico.

La simultaneità dell'immissione dei possibili agenti patogenici nella bevanda con la sua ingestione, inoltre, rende del tutto ininfluente, agli effetti pratici, il risultato sperimentale osservato dall'Istituto Superiore di Sanità Italiano, secondo cui dopo 2 ore fino a 24 di contatto, tutte le bevande, e maggiormente quelle ricche di anidride carbonica, determinano una significativa riduzione dell'unico ceppo, un Entorovirus, impiegato nella sperimentazione ed inizialmente inoculato nella bevanda.

In base ad una ricerca condotta nel 1997 presso il laboratorio del Dipartimento in cui lavoro (eseguendo le analisi microbiologiche sul liquido di lavaggio di tutto il coperchio ed insistendo soprattutto sul solco perimetrale) eseguita su 227 campioni di lattine provenienti da diversi punti di vendita al pubblico su tutto il territorio nazionale, è emerso che le lattine per bibita presentano un inquinamento naturale esterno superficiale del coperchio in contrasto con le norme di igiene. Infatti, quasi il 12% dei campioni esaminati non è accettabile per inquinamento ambientale e più del 21% dei campioni non accettabile per inquinamento mediato dall'uomo o da animali (non è accettabile un carico microbico superiore a 1000 unità formanti colonia per coperchio).

Anche se finora non è stato possibile stabilire una correzione tra consumo di bevande confezionate in lattina ed episodi di malattia, è ipotizzabile che certe patologie dell'apparato gastroenterico, imputate a fattori diversi, siano, invece, riconducibili a tossinfezioni causate da bevande confezionate in lattine contaminate dal coperchio all'atto del bere. La situazione osservata dimostra l'esistenza di un rischio attualmente sottovalutato, di cui autorità sanitarie ed operatori del settore, considerata la verità delle cause e l'eterogeneità dei possibili inquinanti, devono prendere urgentemente coscienza.

Prof. Stefano Caramello
Dipartimento di Sanità Pubblica e di Microbiologia
Università degli Studi di Torino