MEDIA & LATTINA E L'IGIENE
Raramente gli organi d’informazione si sono occupati del problema dell’igiene nel consumo delle bevande confezionate in lattina. Solamente quando 250 persone in Belgio e 40 in Francia furono intossicate da un fungicida la questione (incidente ed esame delle sue cause) tenne banco per oltre un mese.
Quando poi se ne sono occupati, molto spesso, hanno preso in esame solo l’aspetto marginale del rischio derivante dal ribaltamento della linguetta all’interno della lattina.

19 ottobre 1994

IL SOLE-24 ORE - Costa sollecita misure igieniche per le lattine

Occorre adottare misure di salvaguardia dell’igiene per le lattine con apertura a strappo o a pressione verso l’interno della bevanda. Lo ha detto il ministro della Sanità, Raffaele Costa, alla direzione generale competente, sostenendo che potrebbero esserci rischi di contaminazione della bevanda stessa. Intanto Assobibe, l’associazione che rappresenta le industrie del settore, ha fatto sapere che eventuali misure adottate dal ministero della Sanità comporterebbero seri ostacoli al commercio con gli Stati dell’Unione Europea.

IL CORRIERE della SERA - Costa: le bibite in lattina possono portare infezioni

ROMA – Le bibite in lattina sono nel mirino del ministro della Sanità Raffaele Costa. “Esiste il pericolo – ha dichiarato il ministro – che la linguetta di apertura possa divenire veicolo d’immissione nella bevanda di polveri, microrganismi, compresi agenti patogeni o tossici e altre sostanze estranee”. Per questo Costa ha attivato la competente direzione generale perché intervenga con “l’adozione di opportune misure di salvaguardia”.
Il segretario generale della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, Edi Sommaria, non vede altre soluzioni contro il rischio della contaminazione che “pulire le lattine”. “Mi permetto di pensare – aggiunge Sommaria – che ci sia da parte del ministro una attenzione troppo zelante. La difesa più attenta la fa proprio il cliente, oggi diventato più selettivo. Nessuno accetta più non solo la lattina, ma in genere qualunque prodotto che sia sporco”.
Il presidente della Assobirra, Rossi, ricorda invece che “il problema si sta studiando da anni a livello internazionale. L’orientamento più diffuso è quello di utilizzare un filtro protettivo di plastica per coprire almeno la parte dell’apertura a strappo o la linguetta che si ripiega all’interno della lattina”.

LA REPUBBLICA  - Allarme lattine a strappo. Costa: “Scarsa igiene”

Il ministro della Sanità: “I consumatori chiedono misure”
ROMA – Le lattine con apertura a strappo sono pericolose per la salute.O almeno potrebbero esserlo, visto che le linguette metalliche potrebbero entrare in contatto con la bibita e quindi contaminare la bevanda stessa con microrganismi, polvere ed altro che si depositano sulla superficie esterna della lattina. Il ministro della Sanità Costa, ha chiesto “opportune misure di salvaguardia”. “Moltissimi consumatori – afferma Costa in una nota – si dolgono per il contatto diretto che viene a crearsi fra la linguetta e la bibita e le doglianze appaiono giustificate. Potrebbe apparire una questione minore – continua – ma la diffusionedel fenomeno e anche delle proteste dei consumatori è tale da indurre ad assumere opportune decisioni”. Per Costa, infatti, “in considerazione dei tanti passai (dal produttore al distributore, dal trasportatore al barista, dal cameriere al consumatore) in condizioni igieniche non sempre curate, si evidenzia il pericolo che la linguetta di apertura rimasta all’esterno durante la confezione, il trasporto, il maneggio del prodotto fino alla somministrazione, possa diventare veicolo d’immissione nella bevanda di polveri e microrganismi, compresi agenti patogeni o tossici e altre sostanze estranee: la bibita potrebbe subire dannose alterazioni”.
Per la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, le uniche “soluzioni pratiche” possono essere solo quelle di pulire preventivamente le lattine. Mentre per i birrai, la garanzia d’igiene potrebbe venire da un “film plastico” che copra la parte superiore dell’involucro. Il presidente della Asobirra, rossi, ricorda che “il problema viene studiato da anni a livello internazionale e l’orientamento è quello di utilizzare questi tipi di protezione. La nostra associazione, in collegamento con la Confederazione europea, ha effettuato anche studi sulla carica microbicarilevata sulle lattine e i dati raccolti indicano una presenza assolutamente non pericolosa, inferiore a quella esistente sulle tazzine del caffè esposte all’umidità e quindi in ambiente adatto alla coltivazione di microbi. Inoltre, le lattine sono metalliche e questo le rende meno adatte alla crescita dei batteri. Anche se bisogna distinguere tra liquido alcolico o acido come birra e Coca cola, caratteristica che inibisce la carica microbica, e una bevanda zuccherina o la stessa acqua che costituiscono veicoli più favorevoli per i microbi.
Ma l’Assobibe, l’associazione dei produttori di bibite gassate, sostiene che il sistemaè quello usato in tutto il mondo senza inconvenienti e che un intervento del ministero comporterebbe seri ostacoli al commercio con altri paesi.

LA STAMPA – “Guerra alle bibite in lattina” - “Quelle confezioni sono ricettacolo di
polveri e batteri”. Dopo le proteste dei consumatori, in arrivo nuove norme.
Il ministero della Sanità mette al bando il sistema di apertura: “Non è igienico”

ROMA. Avete mai pensato,dopo aver sollevato la linguetta della lattina e averla spinta all’interno che, mentre il sorso gelato di birra (o altro) vi scende in gola, per la stessa via entra, forse, anche una nutrita colonia di batteri? Il ministro della Sanità, Raffaele Costa, ci ha pensato (per via, dice, delle lamentele di molti cittadini al riguardo) e ha deciso di adottare “le opportune misure di salvaguardia”.
Bei tempi quelli in cui, quando si voleva bere una bibita, bastava tirar su la “linguetta” (il cui anello spesso ti restava attaccato al dito e staccato dal resto sensa aver prodotto l’effetto desiderato) e versare: il liquido passava direttamente dal contenitore al bicchiere o, nella versione più”disimpegnata” alla bocca. Nulla interferiva tra la bibita e noi.
Non è così oggi, con quel pezzo di metallo che va “a bagno” nella bibita. “La linguetta di apertura – osserva preoccupato il ministro -, rimasta all’esternodurante la confezione del prodotto, il trasporto, il maneggio dello stesso fino alla somministrazione, può diventare veicolo d’immissione nella bevanda di polveri, microrganismi, compresi agenti patogeni o tossici”.
Pensate a quella lattina che passa di mano in mano, dalla cassa sul camion al frigorifero del barista, in condizioni igieniche “non sempre curate”, ovvero all’aria aperta. “La bibita – rincara il ministro Costa – potrebbe subire dannose alterazioni. Il potenziale pericolo è avvertito dai cittadini, molti dei quali si trovano a disagio quando, specie nel consumare il prodotto in locali pubblici, non possono pulire o lavare la superficie della lattina”. E magari si tratta di quegli stessi cittadini che, secondo una ricerca del Wall Street Journal, condotta anche in Italia, non si lavano le mani dopo aver fatto pipì…
Le apprensioni del ministro non sono cosa nuova. Costa le aveva già segnalate in sede europea. “Ma senza risultati concreti”, si rammarica. E quindi, deciso di farsi carico del problema, parte all’attacco: “E’ necessario assumere soluzioni pratiche e, se del caso, normative che pongano rimedio agli inconvenienti registrati”.
Ora sporge spontanea la domanda: in che modo? Il segretario generale della Federazione italiana pubblici esercizi, Edi Sommaria, propone, ironicamente, di “pulire tutte le lattine”. E poi avanza il sospetto che, questa volta, il ministro sia stato troppo zelante.
E allora? Ha torto Raffaele Costa a preoccuparsi? Nossignore. Lui, l’ha detto più volte, vuol essere il “ministro della salute” e a chi mai farebbe piacere sorseggiare una bibita nella quale qualcuno ha immerso un dito sporco? Forse, però, il discorso va allargato e la “normativa” deve comprendere una più ampia visione dell’igiene pubblica. Un esempio? Che dire di quei panettieri che, dopo aver maneggiato i soldi alla cassa e aver dato il resto a un cliente, vi servono, toccano con mani non certo pulite, ad una ad una le pagnottelle infarinate, destinate alla vostra mensa.

Daniela Daniele

8 luglio 1997

LA STAMPA  - E’ morto Christopher Buckley, l’uomo che inventò la lattina

Quando Christopher Buckley si affacciò sulla trincea del lavoro, così si dice oggi, le lattine per bibite erano già scese dalla potenza all’atto, dal cielo delle idee platoniche industriali all’orizzonte dei supermarket mondani. Ma erano lattine in acciaio, rudimentali, scomode sia da produrre che da usare.erano gli anni cinquanta, e Buckley affrontò il problema sostituendo l’alluminio all’acciaio, cambiando l’incastro dei pezzi, … . Non si sa se Buckley si fosse anche occupato dei dettagli: per esempio, la forma del foro di uscita dei liquidi e la sua distanza dal bordo (è una distanza in aumento, forse per scoraggiare i bambini dall’inelegante e antigenica sorsata “a canna”). …
OMISSIS

Stefano Bartezzaghi

Aprile 1998

FOCUS n. 66

Miracoli di latta



9 giugno 1998

LA STAMPA  – Bere alla lattina? Nessun pericolo
Disco verde dalla Sanità, ma i consumatori: igiene scarsa in certi negozi “Non esiste il rischio di contrarre un virus”

ROMA. Non ci sarebbero pericoli per chi consuma bevande in lattina, soprattutto quelle che hanno sostituito l’apertura a strappo con l’apertura che resta attaccata all’interno della lattina e viene così a contatto con il liquido da bere. L’assoluzione viene sancita dal ministero della Sanità dopo che l’Istituto superiore di Sanità ha analizzato 500 lattine contenenti 11 diversi tipi di bevande. I risultati sono stati resi noti dal sottosegretario Viserta Costantini in risposta a un’interrogazione parlamentare.
Utilizzando 5 diversi ceppi di enterovirus, la sperimentazione avrebbe dimostrato che dopo due ore di contatto tutte le bevande hanno di fatto determinato una significativa riduzione del ceppo di microrganismo inizialmente inoculato. La riduzione, massima dopo 24 ore, è risultata piuù evidente per alcune bevande ricche di anidride carbonica. Per quanto riguarda le prove eseguite contaminando direttamente il dispositivo di apertura delle lattine – ha detto Diserta Costantini – si è rilevato un “significativo abbattimento della carica microbica”. Un’altra indagine è stata condotta per valutare le implicazioni igienico-sanitarie di una contaminazione delle lattine che si verifichi nel corso delle diverse fasi della distribuzione e vendita. Questa sperimentazione è stata condotta soprattutto sui contenitori di tè e di birra “emerse come le meno inibenti” e prelevate in tutte l’arco delle fasi distributive. I risultati sono “sovrapponibili a quelli delle prime indagini”. La conclusione del ministero è che “non appare fino ad oggi configurabile l’esistenza di un concreto pericolo per la salute dei consumatori”, derivante dagli attuali meccanismi di apertura delle lattine. Gli esami condotti hanno infatti consentito di accertare che “il rischio infettivo non raggiungeuna significativa epidemiologia” e non supera quindi “quel potenziale rischio di natura igienico-sanitaria che esiste ed esisterà sempre in questo settore ma che non è legato al dispositivo di apertura bensì al consumo di qualsiasi alimento”.
Ma non tutti sono d’accordo con questa linea tranquillizzante. Secondo l’Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori) che cita una ricerca condotta dal prof Caramello dell’università di Torino, la risposta di Diserta Costantini non soddisfa perché “per valutare gli effetti igienico sanitari le 500 lattine dovevano essere verificate prelevandole da tutta la gamma dei punti vendita, con una particolare considerazione verso la catena distributiva e di conservazione. E’ ben diverso – sottolinea l’Adoc – acquistare una lattina in un supermercato, oppure in un negozio che la espone per ore al sole o all’inquinamento del traffico o la conserva in scantinati in cui abbondano topi e scarafaggi. Oggi vi sono sistemi che garantiscono la totale igienicità – osserva l’Adoc – come quello col beccuccio da versare: adottandoli non sarebbe più necessario arrampicarsi sugli specchi per dimostrare la non pericolosità delle lattine”. [r.cri.]


14 giugno 1998

LA STAMPA  - L’inquinamento delle lattine

In merito all’articolo, in cui vengo citato, apparso su La Stampa circa la non pericolosità delle lattine per bibita, desidero fare alcune precisazioni:
1. L’articolo si riferisce ad analisi condotte da un laboratorio dell’Istituto Superiore di Sanità sulla riduzione del numero di virus a contatto con diversitipi di bevande; tale riduzione è più marcata con le bevande gassate. Si fa presente che tra i rischi per i consumatori ritroviamo più facilmente altri contaminanti tanto ambientali, quanto propri dell’uomo e degli animali, dovuti ad un improprio ed antigienico immagazzinamento (batteri, muffe, sporcizia portata da roditori , scarafaggi, ecc). inoltre la riduzione massima si è osservata dopo 24 ore, tempo difficilmente raggiunto da una lattina, che una volta aperta è consumata nel giro di qualche minuto
2. Accanto agli inquinanti di origine biologica, esiste la possibilità che le lattine siano contaminatela prodotti chimicitossici, quali insetticidi, topicidi, prodotti per la pulizia, ecc., usati spesso nei locali che contengono derrate alimentari. Ma, mentre la maggior parte dei prodotti alimentari è protetta da idonei contenitori, le lattine per bibita, per la loro naturale resistenza, sono prive di adatte protezioni contro contaminazioni ambientali. Senza essere pulite, o sono portate direttamente alla bocca oppure il loro contenuto viene versato in un bicchiere; in entrambi i casi quando è presente sul coperchio viene ingerito direttamente o dilavato dalla bevanda mentre si versa. La condensa che si forma quando la lattina viene tolta da un frigorifero, facilita questo dilavamento.
3. Il lavoro dell’Istituto Superiore di Sanità ha riguardato il ruolo rivestito dal dispositivo di apertura delle lattine inquinato artificialmente; si fa notare che l’apertura a strappo ed il ripiegamento della linguetta all’interno della lattina non costituiscono un rischio significativo, mentre è il solco presente lungo il bordo del coperchio della lattina che costituisce un ricettacolo per i contaminanti microbici e chimici e per la sporcizia.
4. In base ad una ricerca condotta nel 1997 dal sottoscritto (eseguendo le analisi microbiologiche sul liquido di lavaggio di tutto il coperchio ed insistendo soprattutto sul solco perimetrale) su 227 campioni di lattine provenienti da diversi punti di vendita al pubblico su tutto il territorio nazionale, è emerso che le lattine per bibita presentano un inquinamento naturale microbiologico esterno superficiale del coperchio in contrasto con le norme di igiene. Infatti, quasi il 12% dei campioni esaminati non è accettabile per inquinamento ambientale e più del 21% dei campioni non è accettabile per inquinamento mediato dall’uomo o da animali (non accettabile significa un carico microbico superiore a 1000 unità formanti colonia per coperchio).
5. Anche se finora non è stato possibile stabilire con certezza una correlazione tra consumo di lattine ed episodi patologici, è ipotizzabile che certe patologie dell’apparato gastro-enterico siano state imputate ad altri fattori, ma la situazione osservata a seguito dell’indagine dimostra l’esistenza di un rischio, che attualmente è sottovalutato.

Prof. Stefano Caramello
Università di Torino
Dipartimento di Sanità Pubblica
e di Microbiologia

13 gennaio 1999

LA REPUBBLICA  - Operazione lattine pulite 60 giorni per cambiare tappo
Una sentenza del Tar del Lazio impone alle aziende un “sistema più
Igienico” di apertura, altrimenti sarà bloccata la vendita

ROMA - Finirà, è probabile, con una mediazione molto italiana: un’avvertenza del genere lavare attentamente stampigliata sulle lattine. Un po’ come succede con la scritta salva coscienza nuoce gravemente alla salute sui pacchetti di sigarette. Il Tar (Tribunale amministrativo) del Lazio ha emesso una sentenza molto salutista, che darà qualche prurito alle multinazionali delle bibite: entro 60 giorni il ministro della Salute dovrà imporre alle ditte un sistema di apertura “sicuro e igienico”. O, almeno, dovrà comparire sulle lattine la scritta “pulire prima dell’uso” o simili. In caso contrario, i 23 miliardi di pezzi metallici prodotti all’anno in Italia (sono 170 nel mondo) rischiano di essere bloccati.
La linguetta a immersione, detta “stay on tab”, molto in voga, per il Tar non è abbastanza sicura. S’impolvera e viene tuffata per forza dentro fante, birre, sprite e coca cole. In verità, il ministero (e con lui il Consiglio superiore di sanità) insiste che non è vero niente, che i germi-tra cui quelli della salmonella-sono spauracchi solo teorici ma mai verificati. I colossi di settore sfoderano una serenità apollinea, anche se i vertici di qualche azienda, ieri, si sono riuniti in fretta e furia.
Esemplare diatriba giudiziaria di fine millennio, la battaglia delle linguette. Match su un “must” del marketing, su un contenitore che scandisce la nostra vita quotidiana dagli anni Sessanta. Vince il Codacons, lobby di paladini della trasparenza commerciale. Il Tar ha accolto il ricorso del suo leader, l’avvocato Carlo Rienzi, in base alla legge 281 del ’98 sulla tutela dei consumatori. Rienzi cerca parallelismi: “Era come permettere la vendita della farina fuori dai sacchi, con le scorrerie dei topi”. Dubbi su quel tappo antiigienico l’ebbero pure due ex ministri della Sanità come Costa e la Garavaglia. Ma non se ne fece nulla. Il Codacons, allora, lasciò partire i primi esposti. Fu un anno fa.
L’Istituto superiore di sanità testò 500 lattine, ma dimostrò che il rischio non si poteva dimostrare. Gli industriali della Assobibe ora parlano di “allarme ingiustificato” e ricordano che anche la Commissione Ue, interpellata dal governo italiano, ha escluso pericoli. Però la birra Tuborgha cavalcato l’onda ecologista (l’autrice forse intendeva: igienista) con lo slogan”safe sex, safe Tuborg”, vendendo la lattina con un tappo di plastica. E c’è chi, come la San Pellegrino o la Moretti, che ha preferito restare sul “classico” , mantenendo la linguetta “ringpull”, stacca e getta, non a immersione. Che però non piace ai verdi perché viene dispersa nell’ambiente.
Ferdinando Monacelli è il direttore generale della Siberg-Coca Cola Sicilia e non si mostra troppo impressionato dalla minacciosa promessa di una rivoluzione del mercato. “Le nostre lattine di Coca, Fanta e Sprite sono in alluminio, dunque le più ecologiche dopo il vetro. La guerra delle linguette mi sorprende, nessuna sembra vada bene…Quelle a strappo feriscono i ragazzi sulle spiagge e fanno male alla natura, quelle a immersione fanno venire le malattie. Mah… Anche bere a collo da una bottiglia di vetro, secondo la moda americana, allora è a rischio. Il coperchio in plastica? Inquina pure quello,ovvio…e anche di più. Sono paure ricorrenti, terremoti annunciati, ma non gli darei molto credito. Noi abbiamo un numero verde per le segnalazioni dei consumatori. Ne capitano delle più strampalate. Ma mai, dico mai, qualcuno ci ha telefonato per dirci: sono stufo di bere polvere e bacilli per via della linguetta sporca. Comunque, l’igiene è importante. Io, per esempio, pulisco sempre la cima della lattina con una salvietta. Una buona abitudine. L’idea di un’avvertenza tipo: lavami prima di bere, mi sembra l’unica praticabile”.
La mediazione della salvietta per salvare un florido mercato e un’icona del nostro tempo? Se vai a chiederlo a Rienzi, del Codacons, capisci che “sarebbe già qualcosa, per cominciare”. Una prima barriera contro il microbo. “ma noi andremo fino in fondo, come nel caso Di Bella, ricorda? Chiederemo un commissario ad acta se il ministro non farà il suo dovere”. Faccenda seria, anche se vagamente surreale, la lattina in tribunale.

MARINA GARBESI

18 marzo 1999

LA REPUBBLICA – Le lattine sono in mano ai Nas - Prelievi disposti da Guariniello
Si cerca la presenza di inquinanti tossici sulla linguetta

Sono i Nas, ora, a “bere” dalle lattine con la linguetta per verificare se siano o meno contaminate da microbatteri nocivi alla salute. I prelievi del Nas, disposti dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello (che nell’aprile scorso ha aperto l’indagine conoscitiva sull’igienicità delle bibite in lattina), sono poi stati analizzatidal laboratorio di sanità pubblica Arpa. Finora, da quel che è trapelato dal segreto istruttorio, i numerosi campioni sono risultati negativi non sono stati trovati, in sostanza, sui bordi della lattina, inquinanti tossici. L’indagine (che ha anticipato di qualche mese la sentenza “salutista” del Tar Lazio che ha imposto alle ditte produttrici di lattine un sistema di apertura sicuroe pulito), è stata aperta in seguito all’esposto di alcuni cittadini e di un’associazione di difesa e orientamento dei consumatori. Nel 1996, in seguito ad un parere del Consiglio superiore di sanità, il ministero aveva emanato una circolare indirizzata agli assessorati ribadendo la necessità che gli organi competenti esercitassero una stretta sorveglianza per evitare contaminazioni lungo la catena della lavorazione e della distribuzione.
Successivamente, il 3 novembre del ’97, il ministero della salute aveva emanato una circolare secondo la quale il rischio infettivo delle lattine non raggiungeva significatività epidemiologica. Esisteva, però, un potenziale rischio sanitario che esisterà sempre, non solo, tuttavia, legato all’uso di lattine dotate di dispositivo di apertura particolare. Ma in relazione al consumo di qualsiasi alimento. OMISSIS

ALBERTO CUSTODERO

17 marzo 1999

LA STAMPA - Bevande più sicure con lattina a strappo

ROMA. Nuove etichette in arrivo per le bevande confezionate in lattina e con dispositivi di apertura a strappo. Dovranno riportare l’indicazione “Pulire la superficie del coperchio prima di aprire ed evitare di bere direttamente dalla lattina”. L’obbiettivo, sottolinea il Ministero della Sanità, è di “invitare i consumatori ad assumere atteggiamenti più corretti dal punto di vista igienico”. [Ansa]

2 luglio 1999

LA STAMPA  - Obbligo del beccuccio su tutte le lattine

ROMA. La commissione Sanità del Senato ha approvato in sede referente il disegno di legge che assicurerà maggiori garanzie igieniche ai consumatori di bibite in lattina. La commissione non ha ritenuto sufficiente la proposta iniziale di stampare sulle etichette delle lattine l’invito a pulire ”la superficie del coperchio prima di aprire” e ha imposto dispositivi di copertura o beccucci per non toccare il contenitore con la bocca. [Adnkronos]

IL SOLE-24 ORE - Bibite in lattina, il Senato vara nuove norme

La commissione Sanità del Senato ha approvato in sede referente il Ddl che assicurerà maggiori garanzie igieniche ai consumatori di bibite in lattina. La commissione ha giudicato opportuno il confezionamento delle lattine con un tappo di protezione. Le ditte produttrici e distributrici avranno sei mesi per mettersi in regola dall’entrata in vigore della legge.


8 Ottobre 2002

 PERCHE’… LA LINGUETTA DELLE BIBITE IN LATTINA ?
di Chiara Baldassari puntata di martedì 8 ottobre 2002 ore 20:50 - Rai 3


AUTRICE
Un ragazzo compra una lattina di birra in un piccolo bar a Roma.

RAGAZZO:
"Mi dà una lattina di birra? Grazie. Ho messo della terra sulla linguetta della lattina. Con questo sistema di apertura quando io apro la lattina tutto lo sporco mi va dentro la bibita. Col vecchio sistema di apertura io aprivo la lattina e buttavo la linguetta nel cestino. Vorrei sapere perché hanno cambiato il vecchio sistema."

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Se poi la si buttava proprio nel cestino e' da vedere…ma la domanda resta: perché invece di mettere una copertura avranno sostituito la vecchia linguetta asportabile con una che si immerge nella bibita? Chiara Baldassari

TONINO PAIS - marketing San Pellegrino:

"Molti mercati hanno segnalato la esigenza di dare un freno ai milioni di linguette che venivano abbandonati per la strada con grave danno per l'ecologia. Di conseguenza, la grande industria, sollecitata, ha provveduto a inserire la linguetta inasportabile, rispetto al coperchietto."

ALDO ZANETTI - direttore stabilimento Pepsi Cola:
"E' evidente il fatto che un linguetta dispersa nell'ambiente poteva essere un danno....arrecare un danno a persone, o cose, o animali."

D - E quindi per risolvere questi due problemi voi produttori vi siete regolati da soli e avete cambiato il sistema di apertura?

TONINO PAIS - marketing San Pellegrino
"Direi proprio che questo è quello che è capitato."

AUTRICE
Peccato pero' che ci sia un terzo problema insoluto, quello dell'igiene, parola di un professore dell'Istituto di Igiene dell'Università di Torino.

STEFANO CARAMELLO - Istituto di Igiene Università di Torino:

"Allora, maggio 2002 signora svizzera muore di leptospirosi per aver bevuto da una lattina contaminata da urine di topo. Negli anni '90 ad Aprilia un caso di salmonellosi per lattina sporca. Sempre negli anni '90 a Brescia, un caso analogo. Nel giugno del 1999, 250 persone in Belgio e 40 in Francia per delle lattine contaminate da un fungicida, sono ricorse a ricovero in ospedale. Secondo uno studio di Inmetro in Brasile i coperchi delle lattine sono più contaminati di un bagno pubblico."

AUTRICE
Questo signore si è preso la briga di comprare 227 lattine nei luoghi più disparati e di analizzarne coperchio e linguetta, con quali risultati?

STEFANO CARAMELLO - Istituto di Igiene Università di Torino:
"Nelle lattine che ho esaminato ho trovato delle cariche microbiche particolarmente elevate per quanto riguarda sia la contaminazione ambientale sia una contaminazione di origine umana o animale."

AUTRICE
Venezia, Campo Santa Margherita, buttiamo un occhio a questo magazzino di un bar che si vede dalla strada e ordiniamo una lattina.
Sarà anche vero che la nuova linguetta rispetta l'ambiente, ma non fa senso bere una bibita con una parte esterna che ci si tuffa dentro?

TONINO PAIS - marketing San Pellegrino
"Ma, certo....per quanto quando tutte le fabbriche delle bibite fanno uscire le lattine dai loro stabilimenti, i coperchi sono perfettamente puliti, poi, chiaro che durante il trasferimento del prodotto, evidentemente, qualche problema può accadere."

AUTRICE
Non c'è dubbio che le lattine quando escono dalle fabbriche sono perfettamente pulite, lo abbiamo visto con i nostri occhi, peccato però che tra la fabbrica e le nostre labbra di strada ce ne sia tanta.

TONINO PAIS - direzione marketing San Pellegrino
"Non credo sia tanto quanto che la linguetta sia esterna od interna, tanto quanto che la bocca, le labbra, si poggiano sul coperchio e quindi è il coperchio che delle volte non è abbastanza pulito se vogliamo."

D - Ma se non è pulito il coperchio, non lo è neanche la linguetta che si immerge nella bibita.

TONINO PAIS - direzione marketing San Pellegrino:
"Quindi se non è cop....è chiaro."

AUTRICE
E' chiaro, infatti nel 1999 un associazione di consumatori si rivolse al TAR per chiedere che questo tipo di apertura delle lattine venisse sostituita. Dalla loro parte diversi pareri del Consiglio Superiore di Sanità e dell'Istituto Superiore di Sanità tra i quali leggiamo: "Si sottolinea la possibilità che possano essere veicolati, all'interno delle lattine microrganismi quali virus patogeni ed alcuni batteri si ribadisce quindi la potenziale pericolosità per questo sistema di apertura. Ma nonostante i pareri e le indagini dei NAS l'unica cosa che il CODACONS riesce ad ottenere dal TAR è una sentenza che ordina al Ministero della Sanità di fare una campagna informativa che illustri ai cittadini quale sia il corretto utilizzo delle lattine. Andiamo allora al Ministero della Salute per sapere se questa campagna l'hanno fatta o no.

MARINELLA COLLAUTO - dirigente Ministero della Salute:
"Questa copia che tu vedi è stata stampata in 60.000 copie. A pagina 11 abbiamo l'intestazione "E' importante anche l'igiene delle lattine", e qui ci sono appunto le indicazioni da dare al consumatore."

AUTRICE
Ma qualcuno ne hai mai vista una copia , magari al supermercato allegata a qualche confezione di lattine? Cosa mi diceva signora della linguetta?

SIGNORA IN UN SUPERMERCATO:
"Comunque i ragazzi, aprono e bevono, la linguetta rimane sempre dentro nella coca. Dovrebbero trovare un altro sistema secondo me."

AUTRICE
Infatti alcuni produttori un sistema lo hanno trovato e hanno cominciato a coprire le loro lattine con un coperchietto, lo avranno fatto per dare maggiore
garanzia d'igiene, pensiamo noi. Partiamo da San Pellegrino.

TONINO PAIS - marketing San Pellegrino:
"Devo dire che l'idea di mettere quello che lei chiama "tappino", deriva dal fatto che volevamo vestire meglio le lattine, e non solo, creare attraverso questo coperchio un particolare link, rapporto col consumatore."

AUTRICE
E chissà se anche Pepsi cola avrà coperto le lattine per creare un rapporto con noi consumatori.

ANTONIO ZANETTI - Direttore stabilimento Pepsi Cola:
"Ma, la lattina praticamente è vista quasi come un bicchiere. Quindi pertanto, quando il consumatore la deve praticamente bere, usa praticamente la parte superiore e quindi, bisogna fare attenzione su questo aspetto.

AUTRICE
Per cui lei dice, siccome il consumatore, quando va a bere la lattina, spesso appoggia le labbra sulla parte superiore, per garantire una maggiore igiene o, comunque, per garantire un igiene della lattina, abbiamo ritenuto opportuno coprirla.

ANTONIO ZANETTI - Direttore stabilimento Pepsi Cola:
"Questo l'ha detto lei."

AUTRICE
E incredibile coprono le lattine ma non è per ragioni di igiene!!!! Andiamo infine anche da una grande catena di distribuzione alimentare che ha deciso di coprire le lattine che produce.

ELENA LIDONNICI - Esselunga:
"Nel momento in cui il ragazzo, il rifornitore, arriva davanti allo scaffale, potrebbe prima essere passato dalla toilette, anche essersi lavato le mani ma non averle asciugate bene, o addirittura non averle lavate. Ecco che se la lattina non è coperta potrebbe esserci una contaminazione, seppur minima, ma potrebbe esserci."

AUTRICE
E se questa azienda copre le lattine che produce, ci chiediamo perché Coca Cola Italia che del mercato delle bibite con la linguetta a tuffo controlla l'80 per cento non lo faccia.
Ma Coca Cola preferisce non risponderci e ci rimanda al loro rappresentante di categoria, a cui andiamo a chiedere perché ?

DAVID DABIANKOV - Assob:
"Non vi è evidentemente motivo di apportare delle modifiche su un sistema che è utilizzato in tutto il mondo."

AUTRICE
Che non vi sia motivo per apportare delle modifiche è quanto afferma anche il Ministero della Salute, che ha condotto delle analisi secondo le quali gli agenti
patogeni eventualmente presenti sulla linguetta, una volta immersi nel liquido della bibita, risultano innocui per la nostra salute. Quindi per quanto sporca sia la nostra linguetta, una volta immersa nel liquido, gli agenti patogeni vengono
neutralizzati.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Questo vorrebbe dire che una bibita e' in grado di uccidere eventuali virus o batteri. Una considerazione rozza: ma beviamo del disinfettante?


7 Novembre 2002

RAINEWS24

SciTech - Medicina.
Usa, due casi di peste bubbonica a New York Le analisi sono in corso


Le analisi sono in corso


Washington, 7 novembre 2002
Un caso è praticamente certo, l'altro è ancora sotto analisi: ma tutto lascia presumere che i primi due casi di peste bubbonica da un secolo in qua abbiano fatto la loro comparsa a New York.

Una coppia in visita a Manhattan dal New Mexico che accusava i sintomi della peste è ricoverata al Beth Israel Medical Center: "Analisi per confermare che si tratti di peste bubbonica sono in corso sui due pazienti", ha detto in una conferenza stampa Thomas Frieden, il responsabile della divisione di salute pubblica.

Nessun rischio per la popolazione
Secondo le informazioni fornite da Frieden, test preliminari hanno dato risultati positivi alla peste per l'uomo di 53 anni, attualmente in condizioni critiche. La donna di 47 anni, invece, è in condizioni al momento stabili. Freden ha anche immediatamente messo in chiaro che non ci sono rischi per la popolazione di New York: la peste non è facilmente contagiosa.

Morbo contratto nel New Mexico
E gli esperti sono convinti che la coppia abbia contratto il morbo nel New Mexico. "Tutti i dati epidemilogici sinora emersi indicano che l'esposizione alla peste è avvenuta naturalmente nel New Mexico - ha spiegato Frieden - la fonte dell'infezione è presumibilmente stata da roditori e mosche vicino alla casa della coppia".

La peste si contagia da persona a persona respirando goccioline di tosse, di una persona infetta dalla polmonite della peste, che contengono il batterio. La malattia - ufficialmente sradicata - fa ancora la sua comparsa occasionale soprattutto negli Stati del Sudovest americano, dove una dozzina di casi vengono riportati ogni anno. Le peste è tra le più temute armi biologiche che si temono in mano a terroristi. Ma niente in questi due casi lascia intravedere un collegamento.

indietro